RISULTATI A LUNGO TERMINE DELL’INTERVENTO DI GENITOPLASTICA FEMMINILE CON VECCHIO E NUOVO METODO

November 13, 2007

RISULTATI A LUNGO TERMINE DELL’INTERVENTO DI GENITOPLASTICA FEMMINILE CON VECCHIO E NUOVO METODO

 

Bocciardi,

S.C. Urologia, Ospedale Niguarda, Milano

 

A. Lesma,

U.O. Urologia, IRCCS San Raffaele, Milano

 

 

Durante la prima fase della gravidanza i genitali esterni sono uguali sia nel maschio che nella femmina e si dicono pertanto “indifferenziati”. Solo successivamente essi si sviluppano grazie all’influenza del testosterone nel maschio e degli estrogeni nella femmina, fino a dare i tipici genitali esterni. Nei bambini affetti da Iperplasia Surrenale Congenita (ISC) vi è un’alterazione degli enzimi prodotti dalle ghiandole surrenaliche con eccessivo aumento di testosterone. Nel feto maschio questo non comporta alcuna alterazione di sviluppo dei genitali esterni, pertanto i maschi affetti da ISC non necessitano di alcun intervento chirurgico. Nelle femmine, invece, l’eccesso di testosterone comporta lo sviluppo di un clitoride ipertrofico, la mancata separazione tra vagina ed uretra che sboccano all’esterno attraverso un unico canale (il seno uro-genitale), l’assenza delle piccole labbra e la presenza di grandi labbra abbondanti e flaccide. Pertanto le bambine affette da ISC necessitano di un intervento chirurgico correttivo chiamato “genitoplastica femminilizzante”.

L’intervento di genitoplastica ha numerosi obiettivi: garantire un buon aspetto estetico dei genitali esterni, consentire normali vie di deflusso per le mestruazioni e consentire una soddisfacente vita sessuale in età adulta. Per ottenere tali risultati l’intervento chirurgico deve: correggere l’ipertrofia del clitoride (clitoridoplastica), separare l’uretra dalla vagina portando lo sbocco della vagina all’esterno (vaginoplastica), confezionare le piccole e grandi labbra (labioplastica).

Attualmente sono a disposizione numerose tecniche di genitoplastica. Noi abbiamo scelto la tecnica introdotta nel 1987 dal Prof. Passerini-Glazel. Tra il 1988 ed il 2007, all’Istituto San Raffaele di Milano, abbiamo eseguito circa 100 interventi di questo tipo, costituendo la più ampia casistica europea. La tecnica di Passerini-Glazel consente di effettuare, tramite un unico intervento chirurgico, la separazione della vagina dall’uretra, la riduzione del clitoride ipertrofico, lo sbocco della vagina all’esterno (utilizzando cute in eccesso proveniente dal clitoride rimpicciolito), il confezionamento delle piccole e delle grandi labbra. L’intervento ha una durata media di 3 ore, la degenza post-operatoria è di circa 5 giorni ed a casa non sono necessarie ulteriori medicazioni. Anche i risultati a distanza di tempo sono buoni, infatti a circa 10 anni dall’intervento tutte le ragazze e le loro mamme si dicono soddisfatte dell’aspetto estetico dei genitali esterni. Inoltre non abbiamo avuto casi di incontinenza urinaria, infezioni vaginali, blocco del ciclo mestruale, uretra troppo corta o fistola uretro-vaginale (tutte complicanze possibili dopo un intervento di genitoplastica). Dobbiamo, però, segnalare che circa 1/3 delle pazienti quando raggiunge la pubertà mostra un restringimento interno della vagina e necessitano di un piccolo intervento chirurgico di “ritocco” della vagina. Si tratta di un intervento molto “leggero” per nulla paragonabile a quello della genitoplastica iniziale. La genitoplastica sec. Passerini-Glazel è, pertanto, una tecnica che consente la correzione completa dei genitali esterni tramite un solo intervento chirurgico, che può essere eseguito tra i 6 mesi ed i 2 anni di età, ottenendo buoni risultati estetici persistenti nel tempo.

 

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